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venerdì 23 agosto 2013

Football in Città: Londra

Tutte le principali squadre dell'area urbana Greater London
Squadre militanti in Premier Leage:

  • Arsenal (The Gunners)
    • Emirates Stadium; 60.000
  • Chelsea (The Blues)
    • Stamford Brigde; 42.000
  • Crystal Palace (The Eagles)
    • Selhurst Park; 26.000
  • Fulham (The Cottagers)
    • Craven Cottage; 26.000
  • Tottenham (The Spurs)
    • White Hart Lane; 36.000
  • West Ham (The Hammers)
    • Boleyn Ground (Upton Park); 35.000
Emirates Stadium (Arsenal)

Squadre militanti in Championship:

  • Queens Park Rangers (QPR, The Hoops)
    • Loftus Road Stadium; 18.360
  • Millwall (The Lions)
    • The Den; 20.000
  • Charlton Athletic (The Addicks)
    • The Valley; 27.111
Squadre militanti in League One:

Squadre militanti in League Two:

Squadre militanti in Conference National:

  • Barnet FC (The Bees)
    • The Hive Stadium (dove hanno traslocato di recente dopo l'abbandono dello storico Underhill di Barnet); 5.100
  • Welling Utd (The Wings)
Squadre militanti in Conference South:

giovedì 10 gennaio 2013

BEFANA A SWANSEA - Il resconto della "sfacchinata" in Galles.

Foto tratta da www.mtnfootball.com
LONDON- Dopo quasi un anno d'assenza, sono tornato a fare una trasferta con l'Arsenal, per l'eliminatoria di FA Cup. L'ultima - che era poi anche la prima - risaliva al Febbraio 2012, quando mi feci la sfacchinata di 230 miglia col bus fino a Bolton: freddo polare (-2°c per intenderci) ed orrendo 0-0 in campionato. Stavolta la distanza è leggermente inferiore (circa 200 miglia), il tempo più clemente (a parte il cielo grigio e la nebbia, almeno non è freddo) e l'avversario pratica un bel calcio. Lo Swansea allenato da Laudrup non è certo il Bolton retrocesso al termine della scorsa stagione ed in questa stagione sta impressionando tutti. Per cui, mettendo in conto un risultato deludente dai parte dei Gunners, almeno dovrei vedere giocare un bel calcio.

LEVATACCIA- Mi alzo alle 6, il tempo di fare colazione + doccia e vado a piedi all' Emirates. Naturalmente per non essere in anticipo e dormire il più possibile, avevo programmato il tutto per arrivare puntuale. La partenza è fissata per le 7.15 e sono lì alle 7.10. Coach N.4. Eccolo lì. Ma con mio smacco mi accorgo che sono l'ultimo. Non faccio in tempo a sedermi che l'autobus parte. Che precisione! E nemmeno mi posso lamentare per essermi alzato presto: Trevor, un signore sulla settantina seduto a fianco a me, mi dice che è dalle 4.30 che è in piedi e si è già fatto 1.30 e mezzo di macchina (!). "Chi glielo ha fatto fare?" penso.
Area di servizio nei pressi di Cardiff

SFACCHINATA- Quello che noto durante il viaggio è che nella autostrade inglesi non si paga il pedaggio. E la M4 non è certo la Salerno-Reggio Calabria. Naturalmente la piatta campagna inglese favorisce la costruzione di strade larghe, efficienti e senza l'ombra di buche o lavori in corso, ma è meglio troncar qui il  paragone con le strade italiane..... Dopo Bristol attraversiamo il fiume Severn grazie al Second Severn Crossing, il ponte che ci porta in Galles. Croeso i Gymru. Welcome to Wales, cita il cartello scritto in doppia lingua, english e welsh. Nel frattempo è arrivato il momento della sosta ad una stazione di servizio. Il capo gruppo si raccomanda di comprare drinks a sufficienza perché al ritorno avremmo fatto tutta una tirata. "Possibly water...." aggiunge, nel caso a qualcuno venisse in mente di fare scorte di alcoolici. Le 250 persone provenienti dai 5 autobus si spargono nell'autogrill, ma anche qui il paragone con l'Italia è totalmente a favore degli inglesi. Nessuna chiassata, nessun tentativo di furto, nessuna commessa allarmata dall'arrivo di tutta questa gente. La tranquillità che si respira fa sembrare il convoglio come una gita del Dopolavoro Ferroviario anziché una trasferta calcistica. Mi "schiaffo" un cappuccino con cornetto per la modica cifra di £5.30 (what a f**k) mentre gli altri sono per lo più in coda alla cassa del Mc Donald o all'altro fast-food di fronte: Hamburger, bacon, salsicce e fagioli fanno strage di fegati già alle 10.15 di mattina.
Liberty Stadium da fuori

SWANSEA- La campagna gallese è ricca di paesaggi da fotografare: le colline verdi, le casette tipiche, il Mare d'Irlanda sullo sfondo. Passiamo Cardiff, arrivando a Port Talbott e infine a Swansea, Abertowe per i gallesi. Qui nacque John Charles, centravanti della Juve anni 50/60, e sempre qui un giovanissimo Giorgione Chinaglia mosse i suoi primi passi da calciatore, proprio con lo Swansea City, prima di trasferirsi in Italia. L'attrice Catherine Zeta-Jones è nota come tifosa dei Swans e quando può va in tribuna al Liberty Stadium. Chissà che oggi non ci sia anche lei? Arriviamo con quasi un'ora d'anticipo sull'orario della partita. Scendiamo dal pullman in tutta tranquillità entrando sul settore ospiti.  Anche altri gruppi, provenienti da altri convogli, o semplicemente arrivati qui  indipendentemente si uniscono a noi...Dovremmo essere all'incirca 2000, più o meno. Naturalmente compro il programma della partita (qui in Inghilterra è un usanza quasi sacra) con all'interno statistiche, interviste, foto e resoconti vari. Guai a non farlo.
Relax prima del match

LIBERTY STADIUM-Imbocco l'entrata 35 per il settore X dove ho il posto. Interamente coperto, il Liberty Stadium è piccolo (poco più di 20000 posti) ma confortevole. Prima di mettermi a sedere rimango nell'area dove c'è il bar per mangiare qualcosa. Ci sono televisioni sui muri che mandano in onda una specie di Swansea Channel (la stessa cosa c'è in altri stadi inglesi, comunque). In Italia sarebbe possibile mettere televisioni nei settori ospiti? Uhmm.... Tuttavia, resisto poco nell'anticamera dello stadio. Ho bisogno di vedere il campo, quello vero, così appena terminato lo spuntino e preso un caffè mi fiondo in tribuna. La visuale è perfetta, anche se sono dietro la porta. Passo il tempo che mi separa dall'inizio della gara ad osservare i giocatori fare riscaldamento: Wilshere, Cazorla e Ramsey sono più bassi di quanto mi sarei immaginato, mentre Mertesacker è una pertica che  sembra non finire mai ("Big Fuckin' German, We've got Big Fuckin' German" è il coro riservato al biondo tedescone).

E LA PARTITA?-Ah...si certo....Ero venuto per la partita..Beh, come sempre è stato il solito Arsenal. Deludente il primo tempo, va sotto di un gol nella ripresa, poi ribalta il risultato con Podolsky e Gibbs ed, in un finale al batticuore, concede il pareggio agli Swans. Il 2-2 costringerà le due squadre alla ripetizione. Che dire....Sarebbe stato meglio aver vinto, ma il risultato sembra il più giusto. Dopo la gara, appena il tempo per andare al bagno che ripartiamo subito di ritorno verso casa. Nel viaggio ascoltiamo la diretta radio di Mansfield-Liverpool, ma non ce la faccio e crollo, addormentandomi. Mi risveglio vicino Reading, poco fuori London. La prima cosa che mi chiedo è: 9 ore di pullman fra andata e ritorno, 2 ore allo stadio, un intero giorno di ferie giocato....ne è valsa la pena? Che domande...Yes...of course...
Liberty Stadium

IL VERDETTO DEL CAMPO: Jose Manuel Flores, detto "Chico" mi ha impressionato per temperamento e fisicità. Forte di testa e grintoso, il Genoa lo ha scartato qualche anno fa ed adesso è un pilastro irremovibile nella difesa degli Swans. Michu, entrato nella ripresa, ha colpito subito al primo affondo, mentre Graham è il tipico centravanti vecchio stampo con il tiro potente e qualche kilo di troppo. Nell'Arsenal, Jack Wilshere ha fatto la solita gara da combattente, l'ingresso di Podolsky ha ridato vivacità all'attacco,  mentre Gibbs ha giocato come al solito da 6, stavolta azzeccando il gol della domenica con un tiro al volo. Le delusioni? De Guzman degli Swans, Walcott, Ramsey e Arteta per l'Arsenal.

LA CANZONE DELLA DOMENICA: Little Talks del gruppo islandese Of Monsters and Men. Al Liberty Stadium l'hanno passata tante di quelle volte, prima della gara e durante l'intervallo, che era impossibile togliersela dalle orecchie.

@JuriGobbini



lunedì 3 dicembre 2012

SUNDAY FOOTIE: Il "Faraone" congelato

LONDON- Immaginate di essere alle Hawaii: sole, 35 gradi, mare cristallino, bbq e cocktail tropicale sulla spiaggia durante tramonti mozzafiato, collane di fiori, surfisti/e, milfs in forma talmente smagliante che finalmente riuscite a trovare una spiegazione logica alla lezioni di aerobica di Jane Fonda che vostra madre collezionava a fine anni '80. Anything else? Non penso proprio. 
Se passare un mese alle Hawaii non ha bisogno di alcun commento, altrettanto immaginabile è il rientro nella grigia, freddolosa e piovosa London.
Scombussolato dal jet-lag e da quasi 2 giorni di viaggio, Giacomo, my italian team-mate, al rientro nella capitale inglese lo scorso sabato, avrà pensato di essere ancora addormentato, con il peggiore degli incubi che stava ancora disturbando il suo sonno intercontinentale. Niente più costumi, ma cappotti e papaline. Non più collane floreali ma sciarpe di lana. L'acqua azzurra e la sabbia fine erano stati spazzati via dal cemento e dalla metropolitana, mentre i mojto o i sex-on-the beach venivano rimpiazzati da fusti di birra. E delle americane in bikini nessuna traccia.... Purtroppo per lui, quello che si stava materializzando ai suoi occhi non era un incubo. That's reality.

Premesso tutto questo, è normale che alle 10 di domenica mattina mi sento quasi in colpa nel chiamarlo (e svegliarlo) per andare a giocare. Qualsiasi persona con un briciolo di buon senso non mi avrebbe risposto al telefono. E se qualcuno, per sbaglio, lo avesse fatto, mi avrebbe mandato a cagare all'istante tornando a letto. Invece no. "Fra un quarto d'ora? Ok!". Parole poche, ma buone. L'idea di rimanere al calduccio di casa, senza cercare troppe rogne, non ci passa per la testa minimamente.

Alle 11 i ragazzi sono già a Regent's Park. Jamie lo scozzese del gruppo sta palleggiando con Dani, brasiliano, che dopo tre anni di permanenza a London sembra essersi adattato perfettamente al clima britannico, tant'è che si presenta con calzoni corti e maglietta a mezze maniche, manco fossimo a Ipanema. Il campo è congelato ma il timido sole di tarda mattinata che batte proprio sulla nostra fetta di parco promette bene. Almeno non c'è troppo fango.
Arrivano anche i cileni. Stavolta sono facce nuove, mai viste. Arriva Cesar, il talentuoso  colombiano che ci racconta di aver giocato contro Fredy Guarin nelle giovanili. Poi è il turno di Tom, ancora incazzato per la sconfitta dell'Arsenal, e Nico,  contento invece per il successo del suo Monaco e del contemporaneo pareggio dei rivali del Nantes in Ligue 2.

Ancora scosso dal fuso orario e dalla scenario quasi apocalittico, Giacomo nasconde dentro  la tuta del UPD Tuoro tutti i brividi derivati dal passaggio dai 35° di Kawela Bay ai 3° di North London. Ma l'inizio di gara è per lui positivo: da buon milanista emula subito il "faraone" El-Shaarawy, siglando una doppietta che ci porta sul 2-1.  La partita scivola via poi equilibratamente: la nostra squadra è leggermente superiore ma quando andiamo in vantaggio di uno o più gol tendiamo a cullarci sugli allori e qualche regalo difensivo di troppo (mea culpa) permette agli altri di raggiungerci. Ancora una volta finiamo al golden-gol dove abbiamo la meglio. Ma queste partite non è importante vincerle. Quello che conta di più è giocarle.

@JuriGobbini

Esempio tipico di partita domenicale:








domenica 18 novembre 2012

SUNDAY FOOTIE: Chile vs Resto del Mondo

Colourful autumn day in London
LONDON- "Sole, whisky, e sei in pole-position" recitava il Cumenda , intento a godersi il sole sulle nevi  di Cortina d'Ampezzo. Ok, non c'è la neve (ci mancherebbe anche, visto che siamo a Novembre), ed il whisky è rimasto sul bancone del pub (ad essere onesti qualche traccia è ancora presente nell'organismo, dopo il pub crawl di sabato sera...). Per il resto la giornata è perfetta: cielo senza nuvole, foglie cadute che colorano di arancione i prati sempreverdi. Il pallone viene di conseguenza. D'altronde abbiamo giocato sotto scroscianti acquazzoni, non farlo oggi sarebbe un peccato.
Arrivo puntale alle 11 a Regents Park. Dani, brasiliano di Sao Paolo, è già lì che sta palleggiando. Gli altri arrivano alla spicciolata. Fra un passaggio e l'altro, durante il riscaldamento parliamo di calcio sudamericano, della crisi del Colo-Colo, del Corinthians, delle pazzie di Edmundo, dei programmi ambiziosi del Monaco, del reale valore di Ranieri come allenatore, fino ai gol di Ibrahima Toure, che il francese Nico spera che sia il nuovo George Weah (sarà?).
Intanto i cileni oggi sono in larga rappresentanza. Viene così naturale mettere in piedi un Chile vs Resto del Mondo. 5 vs 5 che poi diventa 6 vs 6 visto che arriva a darci manforte Tom, tifoso dell'Arsenal che per un problema alla vista gioca con gli occhiali alla Edgar Davids, mentre dall'altra parte la compagine sudamericana viene riforzata da Abdullah, un arabo che indossa la maglietta del Real Madrid.
I cileni, come previsto, partono forte, portandosi sul 4-1 dopo poco. Il solito Marcelo mette in mostra il suo repertorio di finte e controfinte, nonostante il campo piuttosto allentato. Non potendo contare sull'estro del colombiano Cesar, assente ingiustificato per la seconda domenica consecutiva, fatichiamo più del previsto a recuperare, ma alla distanza riusciamo a colmare il gap. All'una in punto siamo 10 pari.
Golden Goal? Ok. Vince chi segna per primo. I cileni attaccano. Un paio di rimpalli maledetti mettono Abdullah nelle condizioni di tirare, a pochi metri dalla porta. E' gol quasi fatto.  Vado in scivolata nel tentativo di contrastarlo. Fosse capitata a Marcelo, mi avrebbe lasciato andar giù, fintando il tiro, per poi segnare a porta vuota. L'arabo invece colpisce di prima intenzione, ma io riesco a respingere, seppur con il pugno. Anche se involontario, sarebbe fallo di mano. Handball. Il pallone è sempre lì. Mi rialzo di scatto e rilancio l'azione. Pare che nessuno si sia accorto di nulla. Abdullah sembra dire qualcosa, ma non viene cagato di striscio. I cileni continuano a giocare. Faccio la gatta sorda. Keep going. La palla è adesso dall'altra parte. Nico tocca per Kieran, il quale fa il velo per Tom: stavolta è gol. Per noi. Well done, guys

@JuriGobbini

domenica 4 novembre 2012

SUNDAY FOOTIE IN NOVEMBRE? Yes, we can !!

Regents Park - London
LONDON-Facile andare a giocare a pallone quando è caldo, c'è il sole ed i prati inglesi sono perfetti e siete circondati da sgargianti fanciulle che gironzolano nei vari parchi della capitale. Più difficile è farlo in pieno Novembre, dove il campo è una poltiglia, piove a dirotto ed al giro non c'è la benché minima traccia di milfs.

GOING or NOT GOING? -Il tintinnio della pioggia sulla finestra scandisce i pigri movimenti post-sveglia. L'apertura della tenda mi svela quello che stavo temendo da ieri: cielo grigio e pioggia. Che volevo pretendere? Siamo a London, ed è Novembre. Qui piove anche ad Agosto, figuriamoci adesso. Avevo appuntamento con Kieran e i suoi amici alle 11, ma  titubante sul da farsi  sono tentato di inventarmi qualche scusa e dargli buca. Ma lui mi anticipa.


Muddy football boots
LET'S GO- We are going at 12. Same place. Any weather. Il messaggio è chiaro. La pioggia non ferma il calcio.  Ok see u then. Replico io. Pronti via: borsa dell'Arsenal, felpa della Ssd Po'Bandino , panni di ricambio e lunch-bag per lo spuntino post-match. C'è tutto. Mancano solo le scarpette. Ho quelle da calcetto, ma usarle significherebbe trovarsi col culo a terra in qualsiasi occasione o rischiare tibia e perone ad ogni contrasto. Via allora da Sports Direct per l'acquisto last-minute. £20 per un paio di Adidas è un prezzo accettabile. Chiedo alla cassiera di togliermele dalla scatola. Lei tutta sorpresa dalla mia richiesta mi dice che poi non le posso riportare indietro per cambiarle. Beh, non credo proprio che anche se avessi la scatola le vorrebbero indietro dopo oggi pomeriggio.


PRIMO MATCH- Arrivo puntuale a mezzogiorno spaccate. A parte qualche dog-walker, Regents Park sembra deserto. L'inverno è alle porte ed non è più tempo per picnic o gite domenicali. Kieran e gli altri tizi si sono aggregati ad un match in corso. Entro pure io. Il livello tecnico non è eccelso. In compenso abbiamo le portine (alte 1 mt), anche se i portieri sono "volanti" e non possono utilizzare le mani. La mia squadra è composta maggiormente da francesi. Dall'altra parte vi sono inglesi più due cileni che fanno intravedere qualcosa del loro repertorio sudamericano. Dopo un paio di tunnel beccati arriva però il momento di rinnovare i tacchetti. Entrata dura e decisa, pallone soffiato e via al contrattacco. Il cileno zoppica leggermente, nel contrasto ho preso anche lui naturalmente. 
"Perdon hombre.  Todo bien?" Chiedo, sincerandomi dell'accaduto. "Si todo bien, amigo." Mi fa lui.  La gara è abbastanza squilibrata. La squadra avversaria ci lascia attaccare e poi riparte in contropiede. I francesi hanno poco mordente e scarso senso tattico. Inoltre, portiere "volante" significa che nessuno è in porta, così ogni contrattacco causa un pericolo, perchè rimaniamo 2 vs 2 o addirittura in inferiorità.  Basta che trovano uno spiraglio per tirare che è gol assicurato. Mi piazzo dietro, cercando di tappare le falle, ma non basta. Soccombiamo. Fortunatamente, la maggior parte di loro deve andare via. Rimaniamo allora in 5. Così rompiamo le righe ed andiamo a cercare un'altro gruppo.

SECONDO MATCH- Il bello di queste partite è che giochi con un casino di persone differenti. Il brutto è che non mi ricordo mai e poi mai i nomi di loro. "Hi, i'm Jack, how you doing? you right?" "Hi, i'm Mick, nice to meet ya!" "Juri? you from Russia?" Quante volte ho sentito queste frasi. Ma, a meno che non hanno qualche nome o qualche particolarità  (tipo Emre un gigante turco che giocava con la maglia dell'Inter o Mario un nigeriano con orecchino e il taglio di capelli alla Balotelli - anche se dubito che si chiami realmente Mario), è impossibile che mi ricordo i nomi. Così a parte Kieran (perchè memorizzato sul cellulare) gli altri per me sono Fella, MateRadamel Falcao. Già abbiamo anche un colombiano fra di noi. E' il nostro pezzo pregiato anche se i campi autunnali (e compagni non all'altezza) lo limitano un pò. Da rivedere con la bella stagione. Nel frattempo incontriamo un gruppo di inglesi che si stanno cambiando. Ci uniamo a loro. Sono tutti sopra la trentina, qualcuno anche oltre i 40 e c'è anche una donna fra di noi. Ma almeno adesso le squadre sono equilibrate.
 Girls and Lacrosse (www.blackheathlacrosse.co.uk)
Intanto il fango sta sempre di più colorando di marrone la mia maglietta del Real-Madrid. Alla prima azione gli avversari buttano un cross alto nel mezzo, la palla sarebbe la mia, ma il portiere urla : "Keepeeeeeer !!!" Mi scanso, ma lui mi prende in pieno pestandomi il piede. Naturalmente ha mancato la palla così che Falcao prende la mira e tira rasoterra. Il portiere è fuori causa. Mi tuffo in spaccata e con la punta del piede metto la palla in angolo, ma rimango intrappolato nella melma. "Good save, man!" mi dice il tipo con la shirt del Sunderland aiutandomi nel tirarmi su. Adesso la mia maglia (e la faccia) è del tutto marrone. Penso: Chi me l'ha fatto fare? 
Poi mi giro e vedo che sullo spazio verde adiacente al nostro, hanno messo in piedi  una partita. Vi sono ragazze e ragazzi, ognuno con un retino in mano. 
"Are they catching butterflies?" chiedo ai miei compagni di squadra, suscitando sorrisi. Certo che no, ma voglio sapere che stanno combinando laggiù. 
"No. They play Lacrosse."
Ah. Capito. Lacrosse (e che cavolo è?). Beh, qualsiasi cosa sia, meglio il fango e le mie scivolate.

@JuriGobbini

lunedì 8 ottobre 2012

Keep calm and look for a derby

foto tratta da http://milano.ogginotizie.it
E' proprio vero che il calcio italiano è in declino. Fosse stato qualche anno fa,  guardarsi il derby della madonnina a London sarebbe stato un gioco da ragazzi. Nel 2012 invece l'operazione è stata talmente complicata che ad un certo punto sembrava quasi impossibile.
Naturalmente in tutto questo ha influito la presenza del Clasico Barca-Real quasi in contemporanea, e perchè no, anche di Olympic Marseille-P.S.G. .  Così uno dei posti migliori per godersi il football in tv, il Walkabout,  un australian pub situato dietro alla stazione della metropolitana di Temple, che avrebbe trasmesso la Liga sullo schermo gigante e la Serie A sui televisori laterali, al momento della prenotazione on-line del tavolo risultava già tutto esaurito. Ritento (sarò più fortunato?) con il Walkabout di Sheperds Bush, ma anche qui nisba:"We are showing the game but we are not taking table booking as we expect to be very busy" la risposta arrivata per email.

Dare la caccia in tutta London per trovare un pub che avrebbe trasmesso AC Milan vs Inter Milan e non Barca vs Real era un'opzione da scartare, così, per non saper nè leggere nè scrivere, lo Sport Cafè di Haymarket Street sembrava offrirci le migliori garanzie: posto già frequentato decine di volte, dove la Serie A è un must , al pari di Liga, Ligue1 e Football Americano, per la gioia dei tanti immigrati di tutto il  mondo. Ma all'ingresso la faccenda si complica ancora.
"£10 each!" ci dice il buttafuori con un sorriso talmente beffardo che voleva intendere, senza dirlo "Ah ci senti ! volevi venire a vedere la partita gratis!!?".
Certo che no, ma £10 (!) caro ciccione....
Lo stesso stupore assale anche due spagnoline arrivate nello stesso istante "!Coño! Se paga diez libras!". Adios Sport Cafè, adios Muchachas....
foto tratta da www.baritaliasoho.co.uk

Così il piano B entrava in azione quasi immediatamente. Fra alcune titubanze generali la scelta cadeva sul Bar Italia a Soho: lì la partita sarebbe stata trasmessa al 100%, senza alcuna intrusione di spagnoli o francesi. L'unico problema semmai poteva essere la "capienza ridotta" del bar. Attraversiamo a piedi Piccadilly e poi Chinatown, facendo a spallate con turisti distratti dalle luci del centro di Londra, ed orde di cinesi pronti per andare a cena. Per guadagnare tempo acceleriamo il passo, tentando anche qualche azzardo nell'attraversare la strada. Distratto da due sgargianti milfs dirette verso il Palace Theatre, rimango attardato, tant'è che i miei due compagni di avventura mi devono aspettare.

La soluzione alla fine si rivelava azzeccata: nessun dazio doganale all'ingresso ed atmosfera tipica italiana. Il bar è il tipico locale che puoi trovare a Roma o Milano (o in qualsiasi altra città), lontano mille miglia dagli standard turistico-commerciali dei vari Pret, Caffè Nero, Costa o Starbucks,  e che conserva quel tocco di italianità che non guasta mai: bancone lungo, classiche bottiglie di amaro,  foto in bianco e nero alle pareti.  Anche se sono un'amante del cosmopolita-style che offre London, una serata così ci stava proprio bene. Sgusciando in mezzo alla gente, ci ritagliamo uno spaziettino quasi in davanti alla (unica) televisione, giusto in tempo per il calcio d'avvio. Da neutrale rimango indifferente al gol di Samuel, anche se da buon amante del calcio speravo che il vantaggio avrebbe vivacizzato la gara. Invece il Milan (qualcuno ne ha sottolineato lo scarso avvio di campionato con un "Figa abbiam gli stessi punti del Pescara!") combinato ben poco di costruttivo - polemiche a parte per un gol annullato e un rigore negato - contro un Inter piazzata in difesa con il più classico dei catenacci anni '60.

@JuriGobbini





venerdì 5 ottobre 2012

THE WONDERLUST WORLD GUIDE AWARDS 2012: Luca Alfatti nominato miglior guida turistica al mondo


LONDON- Luca Alfatti di strada ne ha fatta, e parecchia. Non solo nel significato metaforico della frase, ma anche, e soprattutto nel senso pratico, visto che dal 2007 scorrazza in lungo e in largo per il mondo con il suo camion carico di turisti. Già perché quasi sei anni fa, Luca, originario di Città della Pieve, paese al confine fra la Toscana e l’Umbria,  ha avuto la brillante idea di diventare guida turistica. Dopo le esperienze lavorative in Inghilterra, Usa e Nuova Zelanda, l’allora obbiettivo era quello di continuare a viaggiare, lavorando al tempo stesso. Così è iniziata la sua avventura con la ditta inglese Dragoman, specializzata in vacanze Overland.


AROUND THE WORLD -Dopo l’addestramento sui camion sono arrivati i primi incarichi: Sud-America, Africa ed ancora Sud-America. Poi nel 2011 è toccato all’Asia ad essere esplorata in lungo ed in largo, da Istanbul fino alla Cina, passando per Nepal ed il Caucaso.  Serio, affidabile, socievole, comunicativo ed intrattenitore, Luca è stato definito one-man Lonely Planet per le sue conoscenze, tant'è che i turisti possono fare a meno di cartine e guide. Tra i vari feedback ricevuti dai lettori del magazine Wanderlust il “Può avere una interessante conversazione sia con un dicianovenne saccopelista che con un settantacinquenne vedovo” rende bene l’idea della sua disponibilità ed apertura al dialogo.

IL PREMIO- Così era arrivata la nomination per il Wanderlust World Guide Awards, dove Luca era in lizza con Nyi Nyi “Frankie” Naing (Guida in Burma e Myamar per conto della Golden Travel e Panoramic Journeys), Bhupendra Sharma (Guida in India e Nepal per la G Adventures) giunti terzi a pari merito, e con Simyra Taback-Hlebechuk (Guida in Alaska per la Hallo Bay Wilderness Camp), vincitrice del secondo premio. Oltre alla targa celebrativa, Luca Alfatti intascherà una Bursary Plan di £ 5,000, somma di denaro che prontamente investirà in una comunità in Guatemala al supporto di orfani e madri abbandonate. Nel frattempo, Luca lavorerà a nuove rotte ed itinerari futuri. Nel 2013 poi sarà in Brasile e successivamente in Centro e Nord-America per un nuovo tour.