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martedì 1 dicembre 2015

Jürgen Klopp e la vera storia del Gegenpressing









Febbraio 1983. Il mediano Ralf Rangnick, giocatore-allenatore del Viktoria Backnang, formazione di sesta divisione tedesca, non era nuovo ad amichevoli contro squadre di categoria superiore, ma quel giorno non riuscì a smistare nemmeno una palla. Di solito i professionisti ti lasciavano un po’ giocare, per poi colpire grazie alla loro maggiore classe. In fin dei conti si trattava solo di una amichevole. Ma quei russi no. Non appena uno di quei poveri dilettanti tedeschi aveva la palla, loro si fiondavano in pressing, soffocando qualsiasi tentativo di giocata.
Ad un certo punto Rangnick si fermò, alzò lo sguardo ed iniziò a contare gli avversari. Nove, dieci, undici… No, non giocavano in superiorità numerica. Semplicemente praticavano un calcio ed un livello di pressione mai visti prima.
I russi in questione erano la Dinamo Kiev, che erano soliti passare l´inverno in Germania mentre il campionato sovietico era fermo per la pausa invernale. Quella squadra era ricca di stelle dell´epoca, da Oleg Blokhin ad Alexandr Zavarov, fino ad un giovanissimo Aleksey Mikhaylychenko. Molti di quei giocatori facevano anche parte della nazionale URSS ed il loro allenatore era il leggendario Valeri Lobanovski.
Ralf Rangnick
La Dinamo Kiev dovrebbe essersi trovata molto bene nella pace del Baden-Württemberg, nell´allora Germania Ovest, visto che fecero ritorno anche negli anni seguenti. Rangnick, incuriosito, diventò presenza fissa a bordo campo. Munito di block-notes, iniziò a spiare gli allenamenti per riuscire a capire esattamente come diavolo si allenavano.
Nel frattempo Rangnick aveva pure iniziato il corso per diventare allenatore professionista e nel 1985, a soli 27 anni, ottenne la sua prima panchina ufficiale, quella dello Stoccarda II, le riserve degli Schwaben.

A Stoccarda, Rangnick incontrò Helmut Groß, che nei primi anni 80 aveva guidato il Geislingen, un club che militava in sesta divisione, nei campionati regionali del Baden-Württemberg. Seppur a livello dilettantistico, Groß era un innovatore. Amante della zona e del calcio totale, Groß aveva intuito fin d´allora che marcare a zona era più efficiente che farlo ad uomo, e che l´energia risparmiata grazie al migliore posizionamento poteva essere usata per pressare direttamente dentro la metà campo contraria e forzare l´avversario all´errore.
Festa grande a Geislingen

Nel 1984, il pressing del Geislingen fece una illustre vittima. Nel secondo turno di Coppa di Germania, fu l´Amburgo allenato da Ernst Happel e con Felix Magath in campo, ad essere sconfitto per 2-0 (qui gli highlights della gara), in quello che è considerato uno dei più grandi risultati a sorpresa nella storia del calcio tedesco. All´epoca Groß già non era più l´allenatore del Geislingen – fu Jakob Baumann, il suo successore, a condurre in porto l´impresa – ma ovviamente moltissimi meriti di quel colpaccio erano i suoi.

Groß era diventato nel frattempo l´allenatore del Kirchheim, un club di quinta divisione, quando la Dinamo Kiev si presentò di nuovo per una delle loro solite amichevoli invernali. Stavolta però il maestro Lobanovski trovò di fronte un allievo molto ben preparato: il Kirchheim inchiodò incredibilmente i russi sull´1-1. Rangnick invece era passato al Korb, in settima divisione e mettendo in pratica quanto di teorico appreso: dopo la pausa invernale modificò l´assetto tattico passando alla difesa a 4 e alla marcatura a zona. Il Korb non perse nessuna gara da lì a fine campionato. Rangnick pensò che, se il cambiamento portava i suoi frutti a livello dilettantistico- dove i giocatori si allenavano di sera e due-tre volte a settimana - non esisteva certo nessun impedimento per riproporlo a qualsiasi livello, in special modo nei professionisti.

L´amicizia ed il rapporto professionale fra Groß e Rangnick col tempo aveva dato vita ad un turbine di idee da sviluppare, come in un laboratorio di chimica. Ma all´epoca libri o manuali non erano facili da reperire. Serviva ricercare materiale in giro per il mondo, o, in alternativa, alzare i tacchi e prendere l´auto, sobbarcandosi chilometri per spiare altri allenatori. Dall´Italia iniziarono ad arrivare numerose cassette VHS del Milan di Arrigo Sacchi: Groß e Rangnick fusero il loro videoregistratore a forza di play, pause, rewind, pause, play. Quaderno e penna in mano, i due iniziarono comprendere il funzionamento di quella perfetta macchina rossonera.
Tutti a lezione dal maestro Arrigo Sacchi
Ma Sacchi non fu l´unico allenatore della Serie A ad essere preso come esempio. Rangnick si trovava in vacanza in Sud-Tirolo quando si imbatté nel ritiro del Foggia, che Zdenek Zeman aveva appena portato dalla serie C in A. Per il tedesco fu come scoprire l´albero della cuccagna: pressing aggressivo a tutto campo e marcatura a zona. Tutto in versione estrema, naturalmente. Controllando gli allenamenti, Rangnick ne scoprì però la durezza. Ma c´era una logica. Per fare quel tipo di gioco, i calciatori dovevano essere il più forma possibile, per rendere sempre al massimo. Non servivano necessariamente campioni, ma occorreva gente disposta al sacrificio.

Groß e Rangnick non erano i soli ad essersi accorti che il calcio stava cambiando e che in alcuni paesi già queste filosofie tattiche erano ben presenti. I successi del Milan di Sacchi non erano passati certo inosservati e copie, più o meno di successo, delle idee del maestro di Fusignano iniziarono a vedersi in giro per l´Europa. Uno di questi fu Wolfgang Frank che nel 1995 che fu il primo ad introdurre tali metodi in una serie professionista tedesca, dopo aver preso in mano un traballante Mainz (in Bundesliga.2, la serie B tedesca). Il Mainz al momento dell´arrivo di Frank aveva appena un punto e zero reti realizzate dopo otto giornata ed era condannato alla retrocessione. La sua prima mossa fu quella di passare dalla marcatura ad uomo a quella a zona ed introdurre il pressing. Il cambio fu radicale ma portò i suoi frutti. Con i 32 punti ottenuti solo nel girone di ritorno, il Mainz si piazzò a centro classifica. Fra i giocatori sotto la guida di Frank, c´era anche uno spilungone biondo, che dopo aver iniziato la carriera da centravanti si era riciclato difensore centrale e che nel 2001 diventerà poi il tecnico del Mainz: Jürgen Klopp.

In silenzio, quasi timidamente, anche altre squadre iniziarono a giocare a zona, specie in luoghi tranquilli e lontani dai riflettori, come a Freiburg, Fürth, Wattenscheid e Uerdingen. Nel frattempo nel 1997, Rangnick ottenne la panchina del Ulm 1846 nella Regionalliga Süd, la terza divisione di allora. Gli Spatzen conquistarono subito una storica promozione in Bundesliga.2 e, contrariamente ai pronostici, nella successiva stagione continuarono a impressionare. Imbattuto dopo 16 giornate, l´Ulm diventò oggetto d´attrazione per i curiosi ed i giornali tedeschi non esitarono a definirla un “un’isola del calcio moderno”. Qualche critico arrivò ad osservare che la squadra Under-14 dell´Ulm sapeva giocare a zona. Al contrario della nazionale tedesca - che pochi mesi prima aveva preso un bello shampoo dalla Croazia nei quarti di finale dei Mondiali di Francia.
A fine stagione l´Ulm otterrà una storica promozione in Bundesliga, anche se Rangnick non salirà, almeno ufficialmente, sul carro dei vincitori. L´allenatore si era infatti dimesso nel marzo del 1999 e per lui si profilava già il grande salto con la panchina dello Stoccarda ad attenderlo. 


Ma nel frattempo era successo qualcosa di imprevisto. Invitato come ospite nei salotti di Sportstudio, lo storico programma trasmesso dalla ZDF, Rangnick iniziò a parlare delle proprie teorie ed idee davanti ad una lavagna. Tuttavia quell´uscita ebbe un effetto indesiderato. Fra gli addetti ai lavori più conservatori, le idee di quel giovane allenatore furono viste come un attacco alla tradizione. L´arrivo di Rangnick sulla scena sembrò quello di un occhialuto professore con tante idee, ma poca pratica. E poi la sua difesa a 4 andava ad intaccare un ruolo che nel calcio tedesco fino a quel momento era sacro ed intoccabile: quello del libero.

Frank Beckenbauer era il simbolo di quel ruolo: il giocatore che organizza la difesa e che guida l´inizio della manovra. Il cuore della squadra, insomma. Matthias Sammer era l´ultimo esponente della generazione dei liberi “alla tedesca” ed aveva vinto l´Europeo ed il Pallone d´Oro nel 1996. Ed in quei anni anche Lothar Matthäus aveva arretrato il proprio raggio d´azione, alternando la posizione di mediano davanti alla difesa con quella di libero. A livello di nazionale era vero che il Mondiale di Francia era stato una delusione, ma i tedeschi avevano vinto l´Europeo due anni prima e la Champions League (con il Borussia Dortmund) nel 1997. Il Bayern Monaco sarebbe poi arrivato in finale nel 1999. Perché cambiare, quindi?

Spesso le vittorie, o quantomeno i risultati positivi, alterano la realtà. Ad inizio del secolo, in Europa nessuno giocava più con il libero, ed il 4-4-2 in voga negli anni 90 stava lasciando piano piano spazio ai flessibili 4-3-3 o 4-2-3-1. Unica costante la difesa a 4. Tuttavia in Germania il muro di indifferenza verso il nuovo era duro da buttar giù. Il fiasco dell´Europeo del 2000 era stato compensato dal secondo posto del Mondiale 2002 anche se la nazionale di Rudi Völler era tutto tranne che bella a vedersi. Tremendamente aggrappati alla solidità di Ballack, ai gol di Klose ed alle parate di Kahn, i tedeschi sfruttarono la cadute in serie di nazionali illustri e raggiusero la finale solo dopo tre striminzite vittorie per 1-0 contro Paraguay (ottavi), Usa (quarti) e Korea del Sud (semifinali).

Balakov vs Rangnick: uno scarso feeling che
 il tecnico pagò con l´esonero
Nel frattempo la storia d´amore fra Rangnick e lo Stoccarda si era conclusa dopo una stagione e mezzo per mancanza di risultati. Gli scettici ed i conservatori sembravano avere avuto di nuovo ragione, e Rangnick pagò pure l´assenza di feeling con Balakov, un “dieci” eccellente tecnicamente, ma veramente poco avvezzo alla corsa. Il bulgaro era l´idolo del momento ma si muoveva il minimo indispensabile con la palla, figuriamoci in fase di non possesso. Balakov litigò con Rangnick e fu messo fuori rosa per una gara, ma anziché rafforzare la posizione del tecnico quel litigio mise la parola fine alla sua avventura alla guida dello Stoccarda.

Ma il manager svevo, comunque, trovò presto un´altra cavallo da cavalcare. Rangnick prese in mano l´Hannover 96, un club che era sprofondato nell´anonimato e da oltre dieci anni non figurava ai vertici dei campionati tedeschi. Prima stagione: promozione in Bundesliga. Seconda: salvezza, grazie all´undicesimo posto. Terza: esonerato a Marzo dopo divergenze con il club.
Proprio la minuziosità, l´attenzione al dettaglio facevano di Rangnick un manager troppo pignolo, nel campo e fuori, e la sua figura andava irrimediabilmente a cozzare, o prima o dopo, oltre che con le eventuali star della rosa, anche con i vari dirigenti, direttori o presidenti dei club nei quali allenava. Per questi motivi pure l´avventura con Schalke 04, la sua terza squadra allenata da lui in Bundesliga, terminò anzitempo. Dopo il secondo posto nella stagione 2004-05, lo Schalke 04 ebbe alcune difficoltà di troppo ed i metodi di Rangnick furono di nuovo questionati da parte della dirigenza. Nel dicembre 2005, dopo che lo Schalke 04 aveva battuto il Mainz, Rangnick celebrò con un giro d´onore alla Veltins-Arena e il pubblico gli riservò una vera e propria ovazione. Il club, ed alcuni giocatori, si sentirono provocati e due giorni dopo gli venne dato il benservito. Ancora una volta i suoi detrattori saltarono fuori ad obbiettare. Ma onestamente, in molti, anche i meno scettici, iniziarono a pensare che Rangnick ed i suoi metodi non fossore tagliati per la Bundesliga.

Bierhoff, Löw e Klinsmann ai Mondiali del 2006
Ma qualcosa era veramente cambiato nel calcio tedesco. L´arrivo di Jürgen Klinsmann sulla panchina della nazionale rappresentò un bivio: seguire per la vecchia strada o svoltare. Klinsmann, come Rangnick, sperimentò sulla propria pelle la sensazione di sentirsi dire di “essere un incapace” e “uno bravo solo a chiacchere”, ma l´ex centravanti di Inter e Bayern Monaco se ne infischiò dell´opinione pubblica. Forse aveva le spalle più grandi per reggere le solite subdole polemiche e magari sapeva che per avere successo doveva continuare a professare le proprie idee fino alla fine ed affondare con esse, nel caso si sarebbero rilevate errate. Klinsmann sapeva che l´eventuale prezzo da pagare sarebbe stato alto e che il fallimento avrebbe significato la fine della propria carriera di allenatore. L´altra faccia della medaglia era che, in caso di esito positivo, il successo sarebbe stato enorme. Valeva la pena rischiare. Assieme al suo assistente Joachim Löw e soprattutto il team manager Oliver Bierhoff, Klinsmann iniziò a lavorare nell´ombra e cambiò per sempre le sorti di una nazione, anche se per stappare lo champagne occorrerà aspettare fino al 2014, anno in cui però solo Löw e Bierhoff avranno la fortuna di sollevare la Coppa del Mondo nel cielo di Rio di Janeiro.

Ma non c´era solo Klinsmann. Vi ricordate del Mainz di Frank? E del suo successore? Si proprio lui. Klopp aveva preso in mano la squadra nel 2001 e dopo due tentativi, alla terza stagione aveva conquistato la promozione in Bundesliga. L´allenatore - soprannominato Harry Potter per gli occhialetti ed la pettinatura da apprendista stregone – aveva appreso bene le lezioni tattiche di Frank e Rangnick e ci aveva aggiunto un po’ del suo, ovvero l´innata capacità di inculcare uno “spirito guerriero” ai propri giocatori - che con lui sembravano correre il doppio  - ed un carattere aperto e gioviale con cui aveva conquistato i tifosi. Klopp condusse il Mainz a due salvezze consecutive, prima di retrocedere al termine della stagione 2006-07.

Contrariamente a quello che in molti pensano, non furono i buoni risultati sportivi ottenuti  a dare la fama a Klopp, bensì un ruolo da commentatore durante la Conferation Cup del 2005. Fu negli studi della ZDF che Klopp si fece conoscere alla Germania intera, entrando dentro i salotti di ogni famiglia. Gli stessi studi televisivi dove la reputazione di Rangnick aveva subito un grosso danno qualche anno prima.

Affiancato all´ex arbitro svizzero Urs Meier ed al grande Beckenbauer, la presenza di Klopp fu una rivelazione ed un successo istantaneo: l´esperimento si ripeté anche durante i Mondiali del 2006 e gli Europei del 2008. Incaricato di spiegare gli aspetti tattici delle gare, Klopp si diresse al pubblico in maniera dettagliata ma al tempo stesso semplice, come se stesse parlando con un amico al bar. Ma Klopp non era solo lì per intrattenere il pubblico: le sue analisi erano esaustive sotto ogni punto di vista. Il ragazzo sapeva il fatto suo ed anche Beckenbauer se ne accorse. Mentre Klopp mostrava il mancato movimento a scalare di un terzino o un centrocampista fuori posizione, Kaiser Franz osservava soddisfatto e spesso faceva cenno di sì con la testa. Quindi, se anche Beckenbauer approvava…

Nel 2008, dopo aver tentato, fallendo, di riportare il Mainz in Bundesliga, Klopp decise che era il momento di una nuova avventura e si dimise: 20000 tifosi lo salutarono alla sua festa d´addio. Amburgo, Bayer Leverkusen e persino il Bayern di Monaco – che alla fine scelse Klinsmann – mostrarono il proprio interesse per quel giovane allenatore, ma alla fine fu il Borussia Dortmund ad ingaggiarlo.

Mentre Klopp iniziava a farsi conoscere, almeno a livello nazionale, Rangnick si era imbarcato in un'altra esotica avventura. L´Hoffenheim era un club di ottava divisione prima che il miliardario Dietmar Hopp – fondatore della ditta di software SAP - ne diventasse il proprietario e nel 2006 aveva già raggiunto la terza serie. Fu allora che entrò in scena il tecnico.

Rangnick si trovò in un ambiente vergine dal punto di vista calcistico, ideale per un tipo come lui. Chiese uno psicologo e loro lo assunsero. Consigliò di costruire una Academy per il settore giovanile – basata su quella d´Arsenal – e lo fecero. Suggerì un nuovo stadio ed ben presto arrivò la Rhein-Neckar Arena. La squadra era un misto di stranieri pescati in qua e là e sconosciuti tedeschi con due caratteristiche ben precise: giovani e scattanti. Il calcio a “tutto gas” proposto da Rangnick sbancò di nuovo e l´Hoffenheim si ritrovò presto in Bundesliga. Ma il club sembrava non fermarsi più: nel dicembre del 2008, l´Hoffenheim girò il girone d´andata in testa alla classifica, laureandosi Herbstmeister (campioni d´autunno). Tra le vittime anche il BVB di Klopp, sconfitto per 4-1.
Demba Ba, Carlos Eduardo e Vedad Ibisevic
 ai tempi dell´Hoffenheim

Il fenomeno Hoffenheim fece il giro del mondo ed il New York Times venne a visitare quel piccolo paese del Baden-Württemberg per scoprirne i segreti. La squadra fece vedere che nulla era impossibile e non servivano certo campioni per vincere e giocare bene. I loro successi erano frutto della collettività, del gruppo, del gioco di squadra e dietro a tutto questo c´era Rangnick il cui lavoro fu finalmente riconosciuto in tutta la Germania e non solo. L´allenatore svevo fece il suo ritorno trionfale negli studi della ZDF come ospite di Sportstudio e stavolta non ci fu nessuno che mise in dubbio le sue teorie.

Tuttavia, il girono di ritorno dell´Hoffenheim fu alquanto deludente e la squadra terminò settima. Oggettivamente fu un risultato incredibile, ma dopo il girone d´andata, forse qualcuno si aspettava di piú. Il calcio praticato da Rangnick richiedeva un grande dispendio di energie e i giocatori dovevano essere sempre al top della forma per rendere al massimo. Qualcuno, montandosi un po’ la testa, aveva probabilmente rallentato il ritmo, mentre altri, più semplicemente, non erano stati in grado di reggere lo sforzo fisico. I risultati risentirono del calo e le prestazioni tornarono ad essere “normali”.

Hoffenheim giunse undicesimo nella stagione 2009-10 ma nella stagione successiva Rangnick si dimise dopo divergenze con Hopp: il manager spingeva per spendere ancora e puntare al titolo, mentre il presidente aveva intenzioni opposte, ovvero cercare una via per stabilizzarsi in Bundesliga e salvaguardare il futuro investendo sui giovani. La vendita di Luis Gustavo fu la goccia che fece traboccare il vaso e Rangnick se ne andò, anche se non tardò molto a trovare un'altra panchina.

Meno di tre mesi dopo, ecco di nuovo lo Schalke 04 a bussare alla sua porta. Rangnick tornò alla Veltins-Arena e nello spazio di poche settimane riuscì a conquistare la semifinale di Champions League - dopo aver umiliato i campioni uscenti dell´Inter, battendoli 5-2 a Milano – e la la Coppa di Germania, che ad oggi rimane il suo unico trofeo. Ma i risultati ottenuti da Rangnick ad Gelsenkirchen furono però offuscati completamente dall´ascesa di una altro personaggio nell´olimpo del calcio tedesco.

In meno di tre stagioni, dopo un paio di annate difficile, con a disposizione un budget irrisorio, e con un gruppo di giocatori poco conosciuti, Klopp era riuscito a costruire una squadra capace di vincere la Bundesliga con 7 punti di vantaggio sul Bayer Leverkusen e ben 10 sul Bayern di Monaco. E nella successiva stagione si era ripetuto ancora, conquistando anche la Coppa di Germania, battendo il Bayern 5-2 nella finale di Berlino. Il grande slam era stato mancato per poco, vista la sconfitta nella finale di Champions League del 2013, ma Klopp era diventato il personaggio del momento: simpatico, cool, sempre con l´aria da guascone, il biondo allenatore era un modello da imitare in tutto e per tutto. Passionale, vibrante e grande comunicatore, Klopp era capace di ottenere il massimo dai suoi giocatori che sul campo erano disposti a correre come matti in uno stile di gioco che venne battezzato come Gegenpressing.

Ma cosa è realmente il Gegenpressing? Il Gegenpressing è la pressione sistematica che una squadra effettua contro i propri rivali. Ma nel 2010, non rappresentava certo una novità nel mondo del calcio. Il pressing sistematico era alla base di tante filosofie calcistiche, da Sacchi a Zeman fino a Marcelo Bielsa. Era anche una delle caratteristiche del Barcellona di Pep Guardiola che non appena persa palla attaccava per riconquistarla il prima possibile, sfiancando poi gli avversari con l´incessante possesso palla, alias tiki-taka.

Anche Klopp basava il proprio lavoro su questi principi ma l´esecuzione quasi maniacale fu una novità in Bundesliga. Una volta persa palla, l´obbiettivo era  quello di riconquistarla immediatamente e puntare direttamente alla porta il più rapidamente possibile, sfruttando il fatto che l´avversario doveva ancora riposizionarsi correttamente. Bloccare la ripartenza avversaria, causandola una a favore. Statisticamente, il BVB di Klopp aveva pochi corner a favore, segno che i giocatori cercavano sempre di finalizzare la giocata, canalizzandola verso il centro, con una conclusione, invece di aprire il gioco sulle fasce e crossare. 
Se gli avversari iniziavano l´azione invece, il Borussia Dortmund gli dava la possibilità di avanzare in maniera tranquilla, attirandoli in una trappola. Ma il pressing doveva essere eseguito in maniera coordinata: di solito i giocatori del BVB identificavano un anello debole nella squadra avversaria e come uno sciame di vespe si avventavano non appena avesse la palla. 

Il lavoro svolto da Klopp aprì più di una breccia nel calcio tedesco costringendo molte squadre a rivedere il proprio approccio. Il Bayern di Monaco per esempio si accorse che la leziosità del calcio fraseggiato proposto da Louis van Gaal non aveva futuro, almeno in Bundesliga. Quando Jupp Heynckes arrivò alla guida ci fu una sterzata verso il Gegenpressing, e fu proprio questa l´arma usata dai bavaresi per vincere il triplete (Champions, Campionato e Coppa di Germania) nel 2013. 
Pep Guardiola

Nella sua prima stagione a Monaco, Guardiola commentò il fatto che una qualsiasi squadra tedesca era in grado di effettuare un contropiede in meno di 11 secondi. «Esta liga es bestial en materia de contraataques. Es la “Contra-Bundesliga”  - dichiarò l´allenatore catalano nel libro Herr Pep – en ningún lugar como en Alemania hay tantos equipos tan eficaces al contraataque y tan rápidos.» Uno dei primi aspetti che Guardiola affrontò in Germania fu proprio quello di evitare che il Bayern cadesse vittima di questo tipo di contropiedi (vedi la sconfitta casalinga 0-3 per mano del BVB di Klopp nella sua prima stagione) ed ha affinato fin qui un sistema di gioco per ridurre tale problema che ha portato il Bayern a diventare oggi una macchina (quasi) perfetta sia in attacco che in difesa.

Ma il Gegenpressing, oltre a richiedere un enorme dispendio di energie, non è certo un sistema infallibile. Lo stesso BVB nel tempo si era leggermente evoluto, aumentando la percentuale di possesso palla ed elaborando un gioco più articolato, fino però a perdere il proprio smalto e finire settimo nella stagione 2014-15. 

Tuttavia, la modernizzazione del calcio tedesco ha cambiato la concezione del ruolo dell´allenatore. Non più un privilegio per ex-calciatori, ma una professione che poteva essere imparata, affinata e perfezionata sul campo, giorno dopo giorno. Negli ultimi anni numerose facce nuove si sono affacciate in Bundesliga – incluso Guardiola – e le squadre sono tutte costruite basandole sul Gegenpressing: rose giovani, ma allo stesso tempo di qualità, in grado di reggere gli alti ritmi ed il livello tecnico richiesti. E questo spiega anche la facilità con cui in Germania vengono sfornati talenti anno dopo anno con un ricambio quasi naturale. Il presunto campione dal piede magico che però passeggia in campo non è più tollerato. Ma allo stesso tempo nemmeno i corridori dalla scarsa tecnica sono ben accetti. Oggi giorno un giocatore deve saper offrire conoscenze tattiche, livello atletico e tecnica sopraffina. E nei settori giovanili si lavora per far si che i ragazzini abbiano tutte le carte in regola per diventare calciatori. Qualche eccezione viene fatta per il ruolo di difensore centrale, dove la fisicità è ancora importante, ma in generale se un giovane è scarso in uno dei tre requisiti fondamentali, difficilmente potrà fare carriera. 

Nel frattempo molti discepoli di Rangnick (attualmente allenatore della RB Lipsia), Groß e Klopp (ingaggiato lo scorso Ottobre dal Liverpool) hanno iniziato a diffondersi a macchia d´olio in terra tedesca.

Roger Schmidt aveva lavorato con Rangnick e Groß alla Red Bull di Salisburgo prima di diventare il tecnico del Bayer Leverkusen; Tayfun Korkut, lo scorso anno sulla panchina dell´Hannover, era stato allenatore delle giovanili dell´Hoffenheim ai tempi di Rangnick; Markus Gisdol, fino a qualche settimana fa alla guida dell´Hoffenheim, aveva addirittura giocato con il Geislingen negli anni 80; Thomas Tuchel, attuale tecnico del BVB, oltre ad aver allenato il Mainz nel dopo-Klopp, era stato giocatore dell´Ulm con Rangnick ed allenatore dell´Under-19 dello Stoccarda quando Rangnick era alla guida della prima squadra e Groß incaricato di sovraintendere il settore giovanile; anche Klinsmann mosse i primi passi calcistici nel Geislingen e nello Stoccarda; e Klopp, Rangnick, Groß, Klinsmann e Löw sono tutti nativi del Baden-Württemberg, la regione a sud-ovest della Germania. Semplici coincidenze? Forse no…
Fonti Info: 
Herr Pep by Marti Perarnau

venerdì 3 gennaio 2014

Analisi tattica del 2013 - Il ritorno della coppia d'attacco, le ali invertite, l'evoluzione del tiki-taka ed una nuova categoria di centrocampisti



  • Il ritorno della coppia d’attacco

Per anni, è sembrato inconcepibile che un squadra di vertice potesse schierare una coppia di centravanti. Giocare con due punti centrali – sulla carta- significa perdere il controllo del centrocampo. E dagli Europei 2008 in poi, il 4-2-3-1 è diventato il modulo di riferimento.

Eppure in questa stagione, la coppia d’attacco è ritornata prepotentemente di moda. Quando il Manchester City usa insieme Álvaro Negredo e Sergio Agüero, schiera di fatto due centravanti: è vero che non giocano uno al fianco dell’altro per tutto il tempo, ma nessuno dei due viene impiegato come centrocampista offensivo. Anche il Liverpool ha usato Luis Suárez and Daniel Sturridge con ottimi risultati. E poi ci sono Diego Costa e David Villa nell’Atletico Madrid, Zlatan Ibrahimovic and Edinson Cavani al Paris Saint-Germain e  i bianconeri Fernando Llorente Carlos Tevez, anche se la Juventus usa un 3-5-2 anziché il classico schieramento con la difesa a 4.

Il successo riscosso immediatamente, è dovuto al fatto che le difese in generale hanno dimenticato come difendersi contro due attaccanti. Quando impiegati contro un unico centravanti, i due centrali si dividono i compiti: uno marca e l’altro copre. I meccanismi sono semplici. Quando invece è 2 vs 2, non c’è copertura. Perciò serve l’aiuto dei terzini. Tuttavia, nel calcio moderno, i terzini sono quasi delle ali aggiunte, e i loro compiti difensivi coincidono di solito nella marcatura degli esterni offensivi avversari.

Gli attaccanti del passato tipicamente si potevano dividere in due categorie: punta statica, forte fisicamente ed attaccante rapido e veloce: John Toshack e Kevin Keegan, Mark Hateley e Ally McCoist, Niall Quinn e Kevin Phillips. Oppure creatore e finalizzatore: Kenny Dalglish e Ian Rush, Peter Beardsley eGary Lineker,Teddy Sheringham e Alan Shearer.

Adesso invece gli attaccanti sono molto più complete e capaci di essere sia finalizzatori che creatori. Entrambi sono capaci di giocare come ultimo uomo o partire qualche metro più indietro. Questo, naturalmente, fa si che gli attacchi siano meno prevedibili e perciò il lavoro dei difensori diventa più arduo.

Il rovescio della medaglia nell’avere due attaccanti è naturalmente quello di essere in inferiorità numerica a centrocampo – e questo è stato un problema che il Manchester City ha affrontato questa stagione. Tuttavia, mentre un extra-centrocampista aiuterebbe a dominare il centro del campo, il 4-4-2 rimane la più semplice e più effettiva forma di difendere.

Roy Hodgson ha scherzato sul fatto che non c’è differenza fra il modulo della sua Inghilterra [4-4-2] con quello del Borussia Dortmund. Il BVB usa il 4-2-3-1 in fase di possesso, ma quando devono difendere si dispongono velocemente in due linee di 4 uomini ciascuna. Se le due linee sono compatte, e non c’è spazio fra loro, è estremamente difficile penetrare.

Vedere il City giocare il 4-4-2 contro il Bayern Munich in casa, è parsa una scelta scriteriata e la squadra sembrava sbilanciata in avanti, eppure quando Hodgson usa lo stesso sistema, il 4-4-2 con la sua Inghilterra, la squadra sembra difensivamente organizzata e senza troppe falle, seppur non troppo votata all'attacco. Dopotutto, i moduli sono neutrali: è la loro applicazione che gli conferisce caratteristiche offensive o difensive.


  • Pressing e possesso palla

Il tiki-taka ha recentemente iniziato a perdere il suo fascino, ma quest’anno una genuina alternativa ha preso piede. O per meglio dire, una variante dell’opprimente possesso palla che ha caratterizzato la Spagna negli ultimi anni.

Le disfatte di Barcelona e Real Madrid contro Bayern Munich e Borussia Dortmund nelle semifinali di Champions League hanno offerto il simbolico momento del cambio. Comunque la rivoluzione è stata nella diversa intensità piuttosto in un cambio radicale di stile. Bayern e Dortmund effettuano un pressing intenso, entrambi volenterosi di rubare palla e ripartire micidialmente: la differenza con il modello spagnolo è che i tedeschi sono più rapidi, più forti fisicamente e con maggiore determinazione nel rubar palla e rischiare un passaggio in verticale.

Il pressing non deve essere per forza accompagnato da un ossessione per il passaggio facile una volta rubata palla: il migliore esempio è quello del Southampton. I Saints sono la terza squadra in Premier League per tackle fatti – che indica la loro caparbietà nel pressing – e la seconda per possesso palla. Tuttavia il Southampton è primo per quanto riguarda i lanci lunghi, e decimo per passaggi eseguiti correttamente. In pratica il loro obbiettivo è quello di recuperare palla, e ripartire velocemente. Il dominio nel possesso non viene assicurato praticando fraseggi, ma grazie alla rapidità nel rubare palla efficientemente.

Le statistiche della Premier League propongono un intrigante differenza fra le squadre. L’Arsenal è la nona squadra per possesso palla con 54,7%, mentre lo Stoke, decimi, hanno 47,9%. Naturalmente vi possono essere varianti in singole partite, ma la statistica suggerisce che in Premier League nove squadre sono impostate nel tenere palla e dettare il gioco, mentre le altre undici sono predisposte ad attendere l’avversario e ripartire in contropiede.


  • Una nuova categoria di mediani

Il calcio è sempre in evoluzione. Cambi, modifiche, nuove tattiche. Antiche abitudini che sembrano dimenticate e vecchi stili di gioco che fioriscono di nuovo. Ruoli che cambiano e certi modi di giocare che sembrano, per anni, immacolati, che subiscono dei cambiamenti. Uno dei ruoli in cui c’è stata una evoluzione tattica, è senz’altro quello del centrocampista centrale.
Il salto dal 4-4-2 al 4-2-3-1 ha indubbiamente creato la prima spaccatura nel ruolo. Il centrocampista “box-to-box” tipico degli anni ’80 ha avuto un ruolo marginale visto che dal quel momento si è iniziato a parlare di regista o mediano di contenimento.

Col tempo il ruolo del mediano è stato ulteriormente diviso in due categorie: il distruttore e il creatore. Il classico esempio è stato offerto da Javier Mascherano e Xabi Alonso al Liverpool. Mascherano era specializzato in tackle, riconquista della palla e passaggio facile, mentre il lavoro di  Xabi Alonso – anch’egli con licenza di contrastare – era orientato alla distribuzione del gioco, sia con passaggi corti che verticalizzazioni, compresi cambi di gioco tipici del regista.
Quei tipi di giocatori sono comunque sempre esistiti. Nobby Stiles, Herbert Wimmer sono i tipici antenati di Mascherano, molto tempo prima dell’arrivo Claude Makelele. E Gérson, Glenn Hoddle o Sunday Oliseh possono essere i progenitori calcistici di Xabi Alonso.

Tuttavia, nuovi atteggiamenti tattici hanno fatto si che anche questo ruolo trovasse una evoluzione. Il Manchester City, questa stagione, provvede un ottimo esempio. La  coppia Fernandinho e Yaya Touré è composta da due giocatori entrambi abili nel contrastare, entrambi ottimi con la palla tra i piedi. Fernandinho possiede un buon lancio, ma non è né Xabi Alonso né Pirlo. Infatti non è un regista. Piuttosto è molto incline nel scorrazzare in avanti, nella stessa maniera in cui Touré è specializzato, e come dimostrato contro l’Arsenal, è in grado di segnare. Se la  similitudine con Touré può essere o meno considerata un vantaggio, questo dà al City una straordinaria varietà di situazioni d’attacco, ma al tempo stesso può rappresentare anche un punto debole, qualora i due lascino la difesa scoperta.
Un possibile schieramento del Manchester City
con Fernandinho e Yaya Tourè in mediana
- Stagione 2013-14


L’affiatamento fra di loro sta migliorando ma nessuno dei due può essere accostato né al ruolo di Mascherano né a quello di Xabi Alonso. Per questa ragione entrambi rientrano in una nuova, terza categoria di centrocampisti centrali. Il centrocampista completo senza specializzazione fissa ma abile a espletare tutte le funzioni: bravo nei contrasti ed eccellente sia nel portare palla che distribuire il gioco. Bastian Schweinsteiger potrebbe essere un perfetto esempio e nella categoria potrebbero far parte sia Sami Khedira che Luka Modric, il primo più tosto nei contrasti, mentre il secondo più tecnico, con quelle qualità da regista che lo fanno splendere quando ha la palla tra i piedi.

Un'altra sfaccettatura è che, spesso, un mediano possa essere utilizzato come difensore centrale. Javi Garcia nel City ha giocato in questa posizione, anche se Pellegrini a volte è stato costretto dal numero di infortuni. Magari Javi Garcia non eccelle nel ruolo, ma questo adattamento è diventato comune, vedi Mascherano col Barcelona e Gary Medel col Cile. Questo accorgimento tattico è tipicamente di stampo bielsista – Marcelo Bielsa usò in questa posizione Juan Manuel Llop ai tempi del Newell’s Old Boys, ripetendosi poi portando Javi Martinez, un centrocampista, nel cuore della difesa dell’Athetic Bilbao.

Il fatto che i ruoli richiedano differenti specializzazioni, l’importanza della formazione è diminuita. 4-4-2 o 4-2-3-1 sono giusto una idea di massima su come una squadra è disposta in campo: piuttosto la chiave di lettura è l’atteggiamento, l’applicazione di ruoli ed il bilancio della squadra,  anche se il modulo usato è senz’altro importante per quanto riguarda l’interpretazione difensiva.

Avere un ruolo definito è una cosa positiva o negativa? Colin Todd giocò sia centrocampo che in difesa con il Derby County sotto la guida di Brian Clough, ma quella sorta di versatilità incominciò ad essere fuori moda negli anni ’80 e ’90 quando le rose furono incrementate così come il numero delle sostituzioni, in pratica facendo perdere l’importanza di un giocatore che potesse essere schierato in più posizioni.

20 anni fa Carlos Alberto Parreira dichiarò che il futuro del futboll potesse essere un 4-6 : quattro giocatori chiamati a difendere e sei che invece devono attaccare, costantemente scambiando posizione. Recentemente c’è stato poi il ritorno all’attaccante out-and-out, il centravanti di movimento,  che non si vede solo in area di rigore - vedi Robert Lewandowski, Falcao, Gonzalo Higuaín, Mario Mandzukic, Olivier Giroud – ma anche il No.9 universale abile a giocare sia come finalizzatore che come suggeritore in supporto ad un altro attaccante - vedi Zlatan Ibrahimovic, Edinson Cavani, Luis Suárez, Robin van Persie, Sergio Agüero, Diego Costa.

Il dubbio è che, dato che i moderni terzini sono spesso esterni di centrocampo, la visione di Parreira ed il suo 4-6 sia stata superata da un concetto di 3-7: tre difensori centrali o due difensori centrali più un mediano di rottura in fronte.


  • Il falso “9”

Le coppie d’attacco sono di nuovo tornate di moda, ma il falso “9” è ancora una risorsa, anche se non più una novità. Messi, naturalmente, rimane il maestro, con i suoi movimenti a rientrare o ad allargarsi e il costante fraseggio con i compagni che ha sgretolato le tattiche di marcatura delle difese avversarie. Naturalmente, al contrario del Barcellona, con l’Argentina il suo ruolo è differente, visto che Messi gioca prevalentemente largo lasciando il centro dell’attacco ad un numero “9” classico come Gonzalo Higuain.

Durante l’assenza di Messi, Neymar è stato impiegato una sola volta come falso “9” prima di ritornare sulla fascia sinistra e di conseguenza Cesc Fabregas – così come fece con la Spagna nell’Europeo 2012 – è stato di nuovo utilizzato al centro dell’attacco. Tuttavia l’interpretazione del ruolo da parte di Fabregas è totalmente differente da quella di Messi: Fabregas non possiede né il dribbling né la velocità di Messi, ma opera invece come un centravanti classico. L’unica differenza che invece di ricevere cross o lunghi passaggi, di solito partecipa all'azione e agli scambi effettuati con palla a terra, ed anziché concludere in prima persona di solito è lui che fornisce l'ultimo passaggio.

Il Cile offre un’altra variante di falso “9”, fintanto che Humberto Suazo non rientri fra i titolari. Alexis Sánchez sulla destra e Eduardo Vargas sulla sinistra di solito convergono al centro, sfruttando lo spazio lasciato dal falso “9” che fin qui sono  stati Jorge Valdívia or Matias Fernández. In realtà la loro interpretazione tattica è stata quella di un regista avanzato, ed in pratica il Cile, più che con un falso “9”, ha sempre giocato senza un vero e proprio numero “9”.

Vi sono stati altri tentativi di giocare con un falso “9” ed in tutti i risultati sono stati alquanto contrastanti. Il West Ham ha sperimentato in quella posizione Kevin Nolan ma dopo aver distrutto gli Spurs il giochino non ha funzionato con nessun'altro. il trequartista Adel Taarabt del Fulham si è ben comportato in campo contro il Manchester City, ma l’effetto sorpresa, tatticamente parlando, si è rivelato sterile in quanto Taarabt ha giocato propriamente come un centravanti: un falso falso “9” quindi.


  • Le ali  invertite

Così come il falso “9”, le ali invertite sono diventate sempre più in voga. L’idea di un mancino che gioca a destra, e vice-versa, è completamente normale, e così è logico vedere giocatori piazzati in quello che una volta sarebbe stato considerato il lato sbagliato del campo. Andros Townsend, è tra loro:  un mancino che sembra dare il meglio di se sulla destra.

C’è poi un’altra sottocategoria di esterni invertiti, che in realtà non sono ali, ma centravanti che giocano larghi, alla ricerca della diagonale per tagliare in mezzo ai difensori avversari. Cristiano Ronaldo, Neymar ed anche Gareth Bale – se continua a giocare sulla destra – e pure i cileni Sanchez e Vargas sono classici esempi di questa categoria. Quando Sir Alex Ferguson piazzò Rooney largo nel 4-3-3 del Manchester United, il manager scozzese sottolineò di come ciò facilitava Rooney nel trovare gli spazi per giocare. 

Il miglior modo di controbattere le ali invertite è di invertire i propri terzini. Rafa Benítez fu un precursore di questo, quando con il Liverpool batté il Barcellona nel 2007 schierando Álvaro Arbeloa sulla sinistra contro Messi – ai tempi in cui la Pulce giocava ancora esterno. Phil Bardsley e César Azpilicueta, sono altri esempi di terzini impiegati sulla sinistra, malgrado non essere mancini. Gaël Clichy del Manchester City, invece continua a confondere tutti : destro naturale ma da sempre impiegato sulla sinistra, è sembrato letteralmente un pesce fuor d’acqua quando chiesto di giocare terzino destro - sulla sua fascia naturale - contro il Fulham.

Tuttavia, il problema di avere i terzini invertiti fa si che la fase offensiva sarà sempre limitata: è difficile vedere un mancino soprapporsi sulla destra e crossare oppure un destro fare lo stesso sulla corsia opposta. A meno che l’approccio sia puramente difensivo, questo significa che realisticamente è una soluzione difficile da mettere in pratica.


  • La difesa a tre

La difesa a tre scomparve a cavallo fra gli anni ’50 e ’60 quando si capì che 4 difensori davano maggiori garanzie di copertura contro le ali, ed offriva ulteriori vantaggi con i terzini che spingevano sulle fasce. Negli anni ’80 ci fu un momento dove le squadre smisero di attaccare con le ali, utilizzando prettamente due attaccanti centrali. La difesa a 3 , con due marcatori ed un libero, tornò di nuovo di moda. Tuttavia quando l’utilizzo di un centravanti unico è diventato sempre più comune, avere un marcatore e due giocatori liberi da compiti fece ritornare tutti di nuovo alla difesa a 4.

Recentemente alcune squadre hanno di nuovo adottato il sistema a 3, anche se per diverse ragioni.

In Italia, dove mancano esterni d’attacco di qualità, si è passati alla difesa a 3 utilizzando gli esterni di centrocampo/terzini come  risorsa in più per attaccare e per dare alla squadra profondità, senza dover usare un centrocampista, che in questo caso rimarrà in posizione più accentrata, visto che è quella la zona del campo dove la battaglia tattica ha luogo.

Oppure vi sono squadre che usano la difesa a 3 a garantire extra-protezione alla squadra - in pratica la retroguardia diventava a 5 in fase di non possesso.  Hull City ed Aston Villa [e spesso anche Martinez ai tempi del Wigan ] hanno spesso usato questo modulo, soprattutto in gare dove non spettava a loro l’onere di attaccare. 

C’è poi un’altra ragione di usare la difesa a 3, che è presa dalle basi del Calcio totale. Il difensore centrale è il libero, che protegge la difesa creando la superiorità numerica – anche contro un solo attaccante – ma che dovrà avanzare a centrocampo ad impostare poi il gioco. Questo facilita il pressing, la riconquista della palla e la successiva distribuzione. Eccellere in questa fase è fondamentale, ed altrettanto importante è che i difensori centrali siano flessibili quanto bravi con il pallone fra i piedi.

Traduzione e riassunto della Tactical Review of 2013 pubblicata sul Guardian
Fonte foto in alto: http://leopoldmethod.com.au

domenica 22 settembre 2013

Da Fantozzi a Corona: Come è cambiato il calcio a Castel Rigone in 15 anni

Castel Rigone vs Messina
Ottobre 1998: in un grigio sabato autunnale, in cima alle colline che sovrastano il lago Trasimeno, era in corso una partita di calcio. Terza categoria per l’esattezza. Il punto più basso di tutti i campionati. In campo Castel Rigone contro Po’Bandino.

Il Castel Rigone era al primo campionato in assoluto. Una cenerentola bella e buona che si era imbarcata in un avventura che più tardi la vedrà arrivare lontano, molto lontano…. Il Po’Bandino era invece una squadra abbastanza rinomata all’epoca, e reduce da un inizio di anni ’90 devastante in cui aveva anche sfiorato la promozione in Prima categoria. Poi il declino, la retrocessione e lo smantellamento della squadra. Un’armata “Brancaleone” aveva preso il posto degli eroi biancoverdi di inizio decade. Un armata che quel giorno aveva riposto le speranze di fare risultato in campo avverso nel tandem d’attacco Galli-Fantozzi.

Daniele Fantozzi, detto Fans o Il Cobra –anche se i suoi soprannomi erano circa un centinaio – era il figlio dell’allora presidente, Sergio Fantozzi. Tuttavia, al contrario di quello che spesso succede negli ambienti dilettantistici, lui non giocava perché era il figlio del presidente. Giocava per il motivo che per gli altri erano più semplicemente scarsi. Fantozzi non ebbe molta fortuna nel mondo del calcio dilettantistico. Un solo gol con la maglia biancoverde, segnato proprio in quel campionato, contro il S.Arcangelo. Smise al termine di quella stagione, salvo poi ritornare clamorosamente in campo qualche anno dopo con la maglia del Real Perugia, prima di appendere definitivamente le scarpe al chiodo.
"Il Cobra" Daniele Fantozzi con
la maglia del Po'Bandino

Fabio Galli invece, era soprannominato Fabbio, nomignolo affibbiatogli per via delle sue origini orvietane. Era stato messo attaccante grazie al fisico imponente, anche se aveva tutto, tranne le movenze di un centravanti. I numerosi falli commessi contro  gli avversari gli erano valsi l’appellativo di “attaccante difensivo” e dopo qualche mese di inutili esperimenti fu messo definitivamente in difesa ed usato come terzino o stopper. Anche di lui si persero ben presto le tracce sui campi di calcio.

Il Po’Bandino vinse quella gara, seppure non nella maniera più comune. In campo infatti il Castel Rigone superò i biancoverdi per 2-0, ma complice il tesseramento irregolare di un giocatore, il punteggio fu ribaltato dal giudice sportivo. Per la cronaca la coppia d’attacco Galli-Fantozzi fu sostituita al termine del primo tempo. Una prestazione che definire scialba può sembrare un eufemismo.

In quindici anni tante le cose sono cambiate al San Bartolomeo da quella grigia giornata autunnale. Il Castel Rigone ha spiccato il salto verso i piani alti del calcio dilettantistico: quattro i campionati vinti di fila dalla Terza categoria fino all’Eccellenza. Il passaggio in serie D è stato più complicato e ha richiesto qualche anno in più anche se con grandi soddisfazioni, come la conquista della finale di Coppa Italia dilettanti, persa poi contro il Casarano in una gara disputata allo stadio Flaminio di Roma.
"Re Giorgio" Corona
Fonte: www.maidirecalcio.com

Poi lo scorso maggio, la storia ha aggiunto un nuovo capitolo. Il passaggio in Lega Pro ha coronato il sogno di patron Brunello Cucinelli, il magnate umbro del cashmere, che non solo ha portato in alto il nome di un paese di 400 abitanti, ma lo ha fatto imponendo il suo stile inconfondibile. Ma i capitoli sembrano non smettere mai di essere aggiunti a questa favola umbra. 

Siamo a settembre 2013 e al San Bartolomeo viene a far visita il Messina. Il Messina che nella stagione 2004-05 arrivò settimo in Serie A. Ma nemmeno un avversario pieno di storia e tradizioni riesce a fermare il Castel Rigone che può festeggiare la prima vittoria nei professionisti battendo i siciliani per 2-0. Messina che in attacco presentava bomber Giorgio Corona. Proprio lui, "Re Giorgio" che in carriera ha segnato oltre 200 fra Serie A, B, Lega Pro e Serie D.

Dal 1998 al 2013 sono passati 15 anni, ma il Castel Rigone continua a mietere successi in campo. Sia che gli avversari si chiamano Corona, Galli o Fantozzi.


@JuriGobbini


venerdì 23 agosto 2013

Football in Città: Londra

Tutte le principali squadre dell'area urbana Greater London
Squadre militanti in Premier Leage:

  • Arsenal (The Gunners)
    • Emirates Stadium; 60.000
  • Chelsea (The Blues)
    • Stamford Brigde; 42.000
  • Crystal Palace (The Eagles)
    • Selhurst Park; 26.000
  • Fulham (The Cottagers)
    • Craven Cottage; 26.000
  • Tottenham (The Spurs)
    • White Hart Lane; 36.000
  • West Ham (The Hammers)
    • Boleyn Ground (Upton Park); 35.000
Emirates Stadium (Arsenal)

Squadre militanti in Championship:

  • Queens Park Rangers (QPR, The Hoops)
    • Loftus Road Stadium; 18.360
  • Millwall (The Lions)
    • The Den; 20.000
  • Charlton Athletic (The Addicks)
    • The Valley; 27.111
Squadre militanti in League One:

Squadre militanti in League Two:

Squadre militanti in Conference National:

  • Barnet FC (The Bees)
    • The Hive Stadium (dove hanno traslocato di recente dopo l'abbandono dello storico Underhill di Barnet); 5.100
  • Welling Utd (The Wings)
Squadre militanti in Conference South:

giovedì 22 agosto 2013

Football in Città: Buenos Aires

Tutti gli stadi di Buenos Aires (incluso area limitrofe come Avellaneda, Sarandì e Caseros)

Squadre militanti in Primera Division:

  • All-Boys (Los Albos, El Albinegro)
    • Estadio Islas Malvinas; 21.500
  • Argentino Juniors (El Bicho)
    • Estadio Diego Armando Maradona (La Paternal); 25.000
  • Arsenal de Sarandì (Celeste y rojo, El Arse, Los del Viaducto)
    • Estadio Julio Humberto Grondona (El Viaducto); 18.500
  • Boca Juniors (Xeneises, Bosteros, La mitad mas uno)
    • Estadio Alberto Juan Armando (La Bombonera); 49.000
  • Racing Club Avellaneda (La Academia)
    • Estadio Presidente Peron (El Cilindro); 50.000
  • River Plate (Millionarios, La Banda)
    • Estadio Antonio Vespucio Liberti (Monumental); 61.000
  • San Lorenzo (El Ciclon, Los Cuervos)
    • Estadio Pedro Bidegain (Nuevo Gasometro); 45.000
  • Velez Sarsfield (El Fortin, La "V" azulada)
    • Estadio José Amalfitani; 49.000
El "Nuevo Gasometro" (San Lorenzo)


Squadre militanti in Primera B Nacional (equivalente Serie B italiana):

  • Ferrocarril Oeste (Oeste, El Ferro, Verdolaga)
    • Estadio Architetto Etchverri (El Tempo de Madera); 24.000
  • Huracàn (El Globo, Quemeros)
    • Estadio Tomas Adolfo Ducò (El Palacio); 50.000
  • Independiente Avellaneda (Los diablos rojos)
    • Libertadores de America (La doble visera); 57.000
Gli stadi di Independiente (in basso a sx) e Racing
Avellaneda  (in alto a dx) distanti solo poche centinaia
di metri (foto Google Maps)


Squadre militanti in Primera B Metropolitana (equivalente Prima divisione italiana):

  • Atlanta (Los Bohemios)
    • Estadio Don Leo Kolbovsky; 14.000
  • Barracas Central (Barraqueños, Camioneros, El Guapo)
    • Estadio Claudio Chiqui Tapia; 4.000
  • Chacarita Juniors (El funebrero, Chaca, Tricolor)
    • Estadio Chacarita Juniors; 25.000
  • Club Almagro (El tricolor)
    • Estadio Tres de Febrero; 19.000
  • Club Comunicaciones (El cartero)
    • Estadio Alfredo Ramos; 3.500
  • Defensores de Belgrano (Defe, El Dragòn, La màquina del Bajo)
    • Estadio Juan Pasquele; 10.000
  • Estudiantes de Caseros (Pincha, Matador)
    • Estadio Ciudad de Caseros; 17.000
  • Nueva Chicago (Los toritos de mataderos)
    • Estadio Republica de Mataderos; 23.000
  • Club Atletico Platense (Calamares)
    • Estadio Ciudad de Vicente Lopez; 31.000

Squadre militanti in Primera C Metropolitana (equivalente Seconda divisione italiana):
  • Deportivo Español (Los Gallegos, Depor, Rojo, Espa)
    • Estadio Nueva España; 35.000
  • Exursionistas (Exursio, Verde)
    • Estadio de Exursionistas (Pampa y Miñones; El coliseo de Bajo Belgrano); 8.000
  • Dock Sud Avellaneda (El dockle, Los Inundados)
    • Estadio de los inmigrantes; 8.000
  • General Lamadrid (Los carceleros, Lama)
    • Estadio Enrique Sexto; 3.500
  • Sacachispas (Saca, Lilla, Villero)
    • Estadio Beto Larrosa
  • San Telmo (Los Candombero)
    • Estadio Dr.Osvaldo Baletto; 5.500